7) Hegel. Il rischiaramento (L'illuminismo) .

La pura intellezione (con questo termine Hegel intende la ragione
illuminista) dirige la forza del concetto contro la fede, cio la
pura coscienza. L'intellezione  anche capace di dare un ordine
completo alla conoscenza umana a livello di individuo singolo, la
quale  nella pi grande confusione e costituisce il "sapere
vano". Al di sopra di questo sta il sapere l'essenza, che appare
nel conoscere quando questo si pone di fronte alla fede.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Lo Spirito.

L'oggetto peculiare contro il quale la pura intellezione dirige la
forza del concetto,  la fede intesa come la forma della pura
coscienza, forma che alla pura intellezione in quel medesimo
elemento  contrapposta. Ma essa ha anche rapporto col mondo
effettuale, perch, non diversamente dalla fede,  il ritorno dal
mondo effettuale nella pura coscienza. E' anzi tutto da vedere
come sia costituita la sua attivit rispetto alle non chiare
intenzioni e alle invertite intellezioni di quel mondo stesso.
Di sopra si fece menzione della coscienza quieta, come essa
contrappongasi a questo vortice che si dissolve in se stesso e in
se stesso si riproduce; la coscienza quieta costituisce il lato
della pura intellezione ed intenzione. Ma in questa quieta
coscienza, come noi vedemmo, non cade alcuna particolare
intellezione circa il mondo della cultura. Piuttosto questo mondo
ha esso stesso il pi doloroso sentimento e la pi vera
intellezione circa se stesso: _ il sentimento, di essere la
dissoluzione di tutto ci che si consolida, di essere centrifugato
attraverso tutti i momenti del suo esserci, di essere maciullato
in ogni osso; similmente essa  il linguaggio di siffatto
sentimento;  il linguaggio che con scintillio di spirito giudica
di tutti i lati della sua condizione. Qui la pura intellezione non
pu quindi avere alcuna propria attivit n alcun proprio
contenuto; e pu perci comportarsi soltanto come un formale
fedele cogliere di questa propria scintillante intellezione del
mondo e del suo linguaggio. Essendo questo linguaggio disperso,
essendo il giudizio una sciocchezza momentanea, una pappolata che
ben tosto si oblia, ed essendo un intiero solo per una terza
coscienza, questa si pu distinguere come pura intellezione solo
raccogliendo insieme in una universale immagine quei tratti
disperdentisi e rendendoli poi una intellezione di tutti.
L'intellezione con questo semplice mezzo risolver la confusione
di questo mondo. E' infatti resultato che non le masse e i
concetti e le individualit determinate sono l'essenza di questa
effettualit; anzi ch'essa ha la propria sostanza e il proprio
fulcro solo nello spirito che esiste come giudizio e discussione;
ed  resultato che solo l'interesse di avere un contenuto per
cotal pettegolo raisonner conserva l'intiero e le masse della sua
articolazione. In questo linguaggio dell'intellezione
l'autocoscienza di quest'ultima  tuttora a s un esser-per-s, 
questo singolo. Ma la vanit del contenuto  nello stesso tempo
vanit di quel S che sa vano il contenuto. Ora, dacch la
coscienza di tutta questa spiritosa cicalata della vanit,
coscienza che tranquillamente apprende, fa raccolta delle versioni
che colgono pi esattamente nel segno e tagliano la testa al toro,
l'anima che tuttavia conserva l'intiero, la vanit del trinciare
spiritosi giudizi, va a fondo nella rimanente vanit dell'esserci.
La raccolta mostra ai pi un'ingegnosit di miglior lega, _ o, a
tutti, almeno un'ingegnosit pi multiforme che non sia in loro, e
mette in vista il saper meglio e il giudicare in generale come
qualcosa di universale e anche di universalmente noto; con ci si
cancella l'unico interesse che era ancora presente, e i lumi
singoli si risolvono nella intelligenza universale.
Ma sopra il sapere vano sta saldo ancora quello dell'essenza, e la
pura intellezione appare nella sua vera e propria attivit solo in
quanto sorge di contro alla fede.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia,
Firenze, 1973, pagine 86-88.
